Masseria Battaglia
A Taranto, l’anima dell’antica Masseria La Battaglia si trasforma nel cuore pulsante di un ecosistema innovativo. Qui la storia delle persone e della terra si fondono con il domani trasformando un’eredità secolare in un segno indelebile di progresso.
A Taranto, l’anima dell’antica Masseria La Battaglia si trasforma nel cuore pulsante di un ecosistema innovativo. Qui la storia delle persone e della terra si fondono con il domani trasformando un’eredità secolare in un segno indelebile di progresso.
La storia della Masseria Battaglia
A cura della dott.ssa Mina Chirico, ex vice direttore dell’Archivio di Stato di Taranto
In genere non è possibile separare la storia delle persone dalla storia dei luoghi in cui queste hanno vissuto. Ricchi palazzi nobiliari, masserie, casini di campagna ancora esistenti, sebbene trasformati, sono una testimonianza ancora viva e piena di significato della presenza di coloro che hanno stabilito la loro residenza nel territorio lasciando un segno indelebile del loro passaggio.
La masseria La Battaglia è situata a oriente di Taranto, in un territorio che nei secoli passati era meglio conosciuto con il nome di “S. Vito dello Pizzo” dal nome della badia basiliana che qui aveva grandi proprietà sin dal XII secolo, con un importante monastero e una chiesa dove si veneravano le reliquie dei Santi Vito, Teresa e Crescenzio.
Le prime notizie della masseria risalgono al XVII secolo come proprietà dell’antica famiglia Marziotta o Mazziotta, ascritta alla nobiltà nel 1759 con reale rescritto di re Ferdinando IV.
Alfonso Marziotta, ricco proprietario terriero, nel 1634 inizia una progressiva acquisizione di terre nell’intento di formare una grande proprietà, inizialmente costituita da pochi tomoli di terre seminate con “199 olivi, alberi comuni, torri, cortile, pozzi, pile, palmento in ordine e palmento vecchio”. Solo case terranee utilizzate dai coloni per abitazione e per riporre gli attrezzi.
Nel giro di pochi anni la proprietà si accresce, raggiungendo un’estensione totale di circa 150 tomoli di terre, ma sarà un suo erede, Giovan Leonardo, a edificare dalle fondamenta nelle terre di sua proprietà e propriamente nel luogo detto il “Montetto della Battaglia”, un casino nobile “seu palazzo” affidando nel 1740 al mastro fabbricatore Francesco Mazzaracchio l’incarico di progettarne la struttura.
Puntuale e dettagliato il contratto stipulato fra le parti e interessante la descrizione dei lavori che il mastro fabbricatore si impegna a realizzare secondo i desideri del committente. I Mazziotta, però, riescono a godere della proprietà solo per qualche decennio poi, gravati da numerosi debiti, sono costretti a dichiarare fallimento nel 1768 e, su richiesta dei numerosi creditori, a mettere all’asta la proprietà.
Acquisisce la masseria “nel luogo detto La Lama” un’altra importante famiglia che nel territorio di Taranto possedeva già numerose proprietà rurali.
Caterina Morelli, dama leccese, vedova del marchese Luigi Beaumont, in qualità di tutrice dei figli minori, fortemente decisa a completare l’acquisizione di tutti i terreni della zona, comincia già nel 1790 a comprare le terre dal fallimento Mazziotta e negli anni successivi acquisisce i terreni degli espulsi Gesuiti e anche i diritti di numerosi piccoli proprietari della zona, oppressi dalla difficoltà di gestire in proprio la terra.
Così, alla fine del ‘700, la masseria La Battaglia, come da questo momento sarà ricordata nelle fonti, è completa. Caterina concede in fitto le terre riservando a sé ed escludendo dal contratto il giardino e lo “specioso casino nobile” che nel frattempo ingrandisce e abbellisce e accanto al quale fa costruire nel 1794 anche diverse case per i coloni e una cappella rurale dotandola di suppellettili per celebrare la messa in tutti i giorni festivi dell’anno.
Agli inizi dell’Ottocento i de Beaumont continuano a gestire la proprietà con Giuseppe, primogenito di Caterina, e con suo figlio Luigi che nel 1832 sposa Maddalena Bonelli, figlia del marchese Giuseppe Bonelli Castriota di Barletta, la cui vita ha incrociato quella di alcune fra le famiglie più ricche e importanti di Taranto.
Personaggio singolare, questa dama, molto determinata, ambiziosa e protagonista della vita economica della Taranto di fine Ottocento. Rimasta vedova a sessantaquattro anni e risposata al barone Giovanni Pantaleo, senza figli in una città non sua, Maddalena soggiorna spesso a Napoli e, a Taranto, si preoccupa soprattutto di curare le numerose masserie fra le quali La Battaglia che concede in fitto con una serie di patti e condizioni a tutela della proprietà, con esclusione dei giardini e del casino nobile.
Nel 1897 all’età di 95 anni, l’agguerrita marchesa intenterà causa al Ministero della Guerra per i danni provocati ai terreni della masseria La Battaglia dalla costruzione della stazione fotoelettrica, oltre a portare avanti altre vertenze con il comune di Taranto per i danni provocati alla villa Beaumont affacciata sul Mar Piccolo dalla soppressione dell’antica strada di S. Lucia per la costruzione del nuovo Borgo.
A fine ‘800 la masseria La Battaglia si estende per oltre 150 ettari: oliveti, frutteti, terreni seminati, numerosi giardini, vigneti e la casina di delizia con 13 vani decorati con una scuderia, una rimessa, una chiesetta, un giardinetto d’agrumi, l’aia e l’ovile. Per un valore complessivo di oltre 166 mila lire.
Nel 1906 la marchesa muore alla veneranda età di 103 anni senza eredi diretti, il suo patrimonio passa al nipote Filippo Bonelli, figlio del fratello Raffaele il quale dal 1908, associa al suo cognome anche quello dei de Beaumont.
Ciò che avviene poi, come gli eredi di Filippo gestirono le loro proprietà tarantine con la fondazione del Premio Nobel e come questa vasta e bellissima proprietà si sia trasformata diventando quello che è oggi, fa parte della storia recente della masseria.